Ti è mai capitato di sentirti dire “con 2.000 follower non puoi vendere”? Oppure “prima arrivo a 10k, poi penso al business”?
Io queste frasi le sento così spesso che le riconosco al volo. Sono credenze diffusissime. Peccato che siano sbagliate.
Si può vendere con 1.800 follower. Si possono fatturare diverse migliaia di euro al mese con meno di 3.000 follower. Si può addirittura avere la lista d’attesa con un pubblico piccolo. Quello che cambia le cose è il posizionamento, cioè quanto è chiaro il messaggio che comunichi.
Un profilo senza un posizionamento chiaro è come un negozio sulla via principale con le luci spente: la gente ci passa davanti tutti i giorni, ma nessuno entra.
Cos’è il posizionamento
Il posizionamento è un insieme di scelte che fai tu. Perché fai il tuo lavoro. Per chi lo fai. Cosa ti distingue da tutti gli altri. Che stile di comunicazione usi. Nessuno può decidere al posto tuo. Il mercato arriva dopo e ti dice se la scelta funziona attraverso interesse, richieste e vendite.
Per questo i follower amplificano quello che c’è già. Se il tuo messaggio è chiaro, le richieste arrivano anche con poche centinaia di persone che ti seguono. Se invece è confuso, a 5.000 follower avrai lo stesso problema solo più grande. In più dovrai rispondere a un sacco di persone che non compreranno mai.
Il posizionamento parte dalla bio e si ritrova in ogni contenuto che pubblichi. In poche righe chi arriva sul tuo profilo deve capire cosa vendi e a chi.
Poi i contenuti devono fare da filtro. Un post che a tutti fa dire “interessante” non porta nessuno a scriverti. Un post che fa dire a una persona “ma questa parla di me” ti porta le richieste.
Cos’è il personal brand
Il personal brand è quello che le persone ricordano di te anche quando non ci sei. I protagonisti sono due: tu, che vuoi trasmettere certe caratteristiche, e chi ti guarda, che le riceve.
Se comunichi in modo chiaro, il messaggio arriva com’è partito. Se comunichi male, arriva distorto. Tra quello che volevi dire e quello che è arrivato si apre un buco.
La parte scomoda è che il tuo personal brand lo decide chi ti guarda. Conta quello che percepisce, anche se non coincide con quello che pensavi di trasmettere.
Come si collegano le due cose
Il personal brand è il tuo posizionamento reso visibile. Foto, grafica, video, storie, colori, perfino il modo in cui ti vesti devono raccontare la stessa persona. Anche il linguaggio fa parte del gioco ed è la cosa che si trascura di più.
Faccio un esempio. Se scegli di essere una professionista che usa l’ironia, fa esempi concreti e spiega le cose difficili con parole semplici, devi farlo sempre. Se poi scrivi un post in un linguaggio accademico e contorto, il contenuto può anche essere giusto ma il tuo posizionamento è tradito. La forma conta.
Essere coerenti vuol dire mostrare sempre la stessa persona. Ognuno è diverso dall’altro, quindi il punto è far vedere chi sei invece di copiare un modello.
Quando posizionamento, personal brand e comunicazione vanno nella stessa direzione, chi guarda il tuo profilo vede subito la differenza tra te e le altre professioniste del tuo settore. Così i clienti arrivano anche con pochi follower.
Da dove si parte
L’ordine conta. Prima si definisce il posizionamento. Poi si costruiscono i pilastri del personal brand. Solo dopo si comincia a comunicare sui social. Saltare un passaggio è il motivo per cui tanti profili pubblicano con costanza senza ottenere risultati.
Sono scelte che richiedono di guardarsi dentro. Se vuoi andare in profondità su questo lavoro e farlo in autonomia, puoi usare la mia app Wonder in Tasca: dentro trovi anche gli esercizi per definire il tuo posizionamento e il tuo personal brand.


