Non hai la cucina con la penisola grande come la Sardegna? Nemmeno io. E ho storie da vendere

Su Instagram sembra che servano ville e cucine da rivista. Io ho un condominio in Brianza pieno di personaggi. Le storie da raccontare ce le hai anche tu.
Elena Galli guarda il telefono con espressione stupita accanto al titolo: storytelling su Instagram senza la cucina con la penisola grande come la Sardegna

L’altro giorno scrollavo Instagram e mi sono capitati, uno dopo l’altro, tre video.

Un fotografo famoso che dalla sua villa con terrazzo spiegava come fare selfie accattivanti. Un’esperta di business che dalla sua cucina con una penisola grande come la Sardegna spiegava come fare reel virali. Un esperto di marketing che scendeva dall’auto con autista per spiegare come creare ads di successo.

Pare che su Instagram, se non hai i soldi, oggi sei invisibile. Bisognerebbe abitare in posti alla moda, in ville di lusso, circondati dal personale di servizio, perché nessun vero imprenditore di successo fa le faccende domestiche.

Poi ci sono io.

Abito da quasi cinquant’anni nello stesso paesino di 8000 anime in Brianza e ho fatto un solo trasloco nella vita. Oggi vivo nell’appartamento in cui ho abitato con i miei fino a 14 anni. Poi ci siamo trasferiti nel condominio di fianco perché la casa nuova aveva una camera in più (non venti, una). Siamo passati da 52 a 72 metri quadrati e ci sembrava una reggia. Alla faccia degli americani che ristrutturano case di “soli” 400 mq.

La cosa bella è che nel mio piccolo mondo sono passati tanti personaggi degni di nota.

I personaggi del mio condominio

Nonna Rosa e i suoi scialli

Sul mio pianerottolo viveva la Nonna Rosa, che nonna per davvero non era. Una dolce vecchina ultra novantenne con sempre lo stesso scialle e lo stesso chignon in testa. Ci passavo le giornate a casa sua a guardare le sue mani velocissime che lavoravano ai ferri. Ho ancora nell’armadio parecchi scialli colorati che mi ha confezionato.

Era allegra nonostante la sua vita fosse abbastanza triste, perché in pratica era prigioniera di casa sua. Noi stavamo al terzo piano (io sono ancora qui, in effetti) senza ascensore. Col peso e le articolazioni lei non riusciva più a scendere le scale. Così mia sorella ed io eravamo le addette a rallegrarle i pomeriggi.

La Sciura Verga e il mistero dello zerbino

Di fronte a lei c’era la Sciura Verga, per tutti la Portinaia. Passava le giornate a ispezionare la via dal balcone oppure a origliare dal citofono. Sapeva tutto di tutti. Lei e il Sciur Verga avevano una bellissima figlia che aveva avuto l’ardire di sposare il figlio della signora Di Bernardo, del secondo piano. La giovane coppia divorziò dopo una quindicina di anni e a quel punto la vita del condominio si movimentò parecchio.

La Sciura Verga e la Sciura Di Bernardo iniziarono a farsi dispetti a vicenda. Toglievano il nome dalla cassetta delle poste, lasciavano la spazzatura davanti alla porta della cantina della nemica. Finché si arrivò al fattaccio: un giorno scomparve lo zerbino della Di Bernardo.

Lei chiamò i carabinieri per fare denuncia e loro furono costretti a venire a indagare nel condominio. Giuro che passarono casa per casa a farci domande sullo zerbino scomparso. Il colpevole non è mai stato trovato, anche se tra noi condomini circolavano due teorie. O era stata davvero la Sciura Verga oppure la Di Bernardo aveva organizzato tutto per farle fare una figuraccia. Il mistero rimane e ne abbiamo sparlato per anni.

La signora Di Bernardo era comunque una donna davvero antipatica. Mi ricordo un’assemblea condominiale in cui non voleva firmare il verbale perché non era d’accordo con la maggioranza. Mio padre, davanti a tutti, fece una X di fianco al suo nome dicendo: “tanto è talmente asina che di sicuro non sa nemmeno scrivere”. Amen, papino.

La Signora Giovannina

Tra tutte le vecchine del condominio la mia preferita era la Signora Giovannina. Faceva una torta di mele e delle frittelle spettacolari e aveva un’ironia strepitosa. Le sue mani erano piene di bozzi per l’artrite reumatoide: aveva fatto la lavandaia per tutta la vita, giù al fiume (qui di fianco a casa c’è il Lambro, che all’epoca era pulito), lavando tutto a mano al lavatoio di pietra.

Si era sposata giovane, aveva avuto i figli ed era rimasta vedova subito dopo. Mi raccontava: “C’era la guerra, cosa avrei dovuto fare? Avevo i figli da mantenere e ho fatto l’unica cosa che dovevo fare: ho sposato il fratello di mio marito. Lo sapeva anche lui che non gli volevo bene ma alla fine siamo stati bene insieme per più di 40 anni.”

Gran donna, sempre col sorriso. Se devo invecchiare, voglio farlo come lei (ma senza artrite).

Perché ti racconto tutta questa roba?

Perché una vita figa si costruisce con le persone che hai intorno e con le loro storie. Ogni persona, anche la più ordinaria, ne ha una da raccontare. Sta a te vederla e saperla raccontare.

Ci raccontiamo mille scuse. Inizierò a fare reel con costanza quando comprerò il faretto più bello. Non faccio video parlati perché non ho niente da dire. Non faccio reel in casa perché ho la casa brutta.

Sono tutte scuse. Ognuno di noi ha la sua storia e da ogni storia si possono tirare fuori spunti, insegnamenti e spesso anche una morale come nelle fiabe.

Inizia a raccontare le tue. Se vuoi imparare a farlo, nella masterclass Wonder Storytelling ti insegno a raccontare storie per connetterti con il tuo utente ideale.

La normalità è sottovalutata.

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Dettaglio di Elena Galli con pennarelli colorati nella tasca dei jeans e maglietta gialla

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